
Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche
Vive per il gol, ma realizza solo quattro reti in sei mesi
Il 6 Gennaio 1998 la “Gazzetta dello Sport” titola: «Il Genoa ha un nuovo Montella». Strappato dalle grinfie del Maiorca a suon di fiches (ben 3 Miliardi e mezzo di Lire per la comproprietà), doveva essere il primo “mattone” del nuovo Genoa. «Ma io, con quel che costa – scherzò l’allora maggiore azionista rossoblu, Gianni Scerni – lo definirei una colonna». Pronta per crollare. Basso, di poche parole, in possesso del passaporto argentino e italiano, calza un bel 42 di piede, diversamente dai grandi assi del calcio. Alla presentazione ripeté fino alla noia: «La mia vita è il gol». Tuttavia, sin dalle prime battute stagionali l’allenatore Burgnich lo impiega con il contagocce. Lui la prende con filosofia: «Non mi lamento se vado in panchina, la B in Italia è meglio del Lanus. E per andare in A serviranno anche i miei gol». Infatti, ne segnerà pochissimi (solo 4, in 17 gare) e mancherà la promozione. La prima rete in rossoblu arriva a Febbraio, contro l’Ancona, pochi minuti dopo essere subentrato al “brocco” olandese Eli: che sia stato una sorta di passaggio di consegne tra “simili”? L’argentino si metteva in mostra sempre solo una sola volta alla settimana, ma non la domenica – giorno della partita – bensì il giovedì, nella partitella infrasettimanale, quando un golletto riusciva sempre a realizzarlo: peccato però, che servano a poco, quei gol lì. A fine campionato quindi, Scerni si dice ben disposto a non sborsare altri 4 miliardi circa, precedentemente pattuiti per il suo acquisto definitivo. Si inserisce allora nella trattativa il Maiorca – che non lo aveva dimenticato – che fa di tutto per ingaggiarlo. Ma anche in Spagna Ariel Lopez non ritrova il fiuto per il gol: appena 3 reti in 23 gare. Si chiude così malinconicamente la sua esperienza europea, con un biglietto aereo destinato a riportarlo in Patria, al San Lorenzo. Nel 2004 si trasferisce in Messico, prima al Nexaca (dove ha giocato anche Sergio Fabian Zarate) e poi nell’Unam Pumas. Sin dall’inizio della sua carriera è conosciuto con il nomignolo “El Chupa”, semplicemente perché da ragazzo si succhiò a lungo un dito ferito. E dopo aver lasciato il Genoa, ne ha avute di ferite da leccarsi.
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1993-98 | Lanus | 141 | 49 |
| gen. 98 | Genoa (B) | 17 | 4 |
| 1998-99 | Maiorca | 23 | 3 |
| 1999-00 | San Lorenzo | 29 | 6 |
| 2000-01 | Lanus | 22 | 8 |
| 2001-02 | Hercules | 3 | - |
| 2002-04 | Quilmes | 44 | 12 |
| gen. 04 | Nexaca | 50 | 18 |
| gen. 06 | Unam Pumas | 22 | 6 |