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Blissett, disperazione-mito


di Sebastiano Vernazza - tratto dal sito www.gazzetta.it



Luther Blissett Per la serie “Ci ritorni in mente”, ecco il centravanti per una stagione senza gloria al Milan nell’83 che ha poi ispirato un movimento di controinformazione


Milano, 24 Gennaio 2007 - «Chiunque può essere Luther Blissett, semplicemente adottando il nome di Luther Blissett». Vi parleremo oggi di un centravanti anglo-caraibico trasformatosi in un movimento di rottura e controinformazione, il «Luther Blissett Project». Dipinta così sembra una faccenda contorta e in effetti lo è. Cominciamo dall’inizio, che è più facile.
GIARDINIERE - Primi anni Ottanta: Luther Blissett, con doppia t finale, nato in Giamaica e cresciuto in Inghilterra, è il centravanti del Watford, club inglese di proprietà della popstar Elton John. Segna tante reti, altrettante ne sciupa, e i tifosi per assonanza lo chiamano «Miss It», che significa «Sbaglialo». Soprannome scoraggiante, eppure Giuseppe Farina, Presidente del Milan, si innamora di Luther e lo acquista, nell’estate 1983. Si mormora che gli osservatori rossoneri lo abbiano confuso con l’altro attaccante di colore del Watford, un «certo» John Barnes, che poi avrebbe fatto una bella carriera nel Liverpool. Alle prime avvisaglie di fregatura, battuta-verità di Farina: «Blissett me lo ha consigliato un giardiniere di Londra».
CALLONISSET - Arrivato a Milano con fama di Bombardiere Nero, il nostro si incarta ovunque. Sul campo spreca un gol dietro l’altro, fuori rilascia dichiarazioni insolite per un anglo-giamaicano: «Mi piace il reggae, ma non fumo, non bevo e non vado a donne». Gianni Brera gli appioppa l’inquietante etichetta di Callonissett, in onore di Egidio Calloni detto lo Sciagurato, altro epocale centravanti milanista. Farina, disperato, scrive una lettera: «Mio caro Lutero, quando ti vedo sbagliare a due metri dalla rete mi sembra di sognare». A fine stagione Blissett torna al Watford e stop.
CHI L’HA VISTO? - Bologna, metà degli anni Novanta, nasce il collettivo «Luther Blissett» e le generalità dell’ex calciatore diventano un nome multiplo, tutti possono appropriarsene per compiere azioni di disturbo nei media senza essere identificati. Quelli del «Luther Blissett Project» colpiscono «Chi l’ha visto?»: un giorno diffondono la notizia che l’artista Harry Kipper, cultore del «turismo psicogeografico», si è perso in Friuli e il programma di Rai 3 si tuffa sul presunto fatto di cronaca, salvo scoprire poi che Harry Kipper non esiste. Si pubblicano libri firmati Luther Blissett, tra gli altri «Q», editore Einaudi, e si sospetta che lo pseudonimo celi Umberto Eco, che però smentisce. Un caso culturale.
IN PICCHIATA - Oggi il Luther Blissett vero, l’ex calciatore, è allenatore del Chesham United, club della Southern League Division One, una delle tante serie minori inglesi. Torneo regionale, equiparabile alla nostra Serie D. Watford, York e Chesham le tappe del Blissett tecnico: una rovinosa discesa. Luther conserva buoni ricordi dell’Italia: «Franco Baresi è stato il miglior difensore di tutti i tempi», ha proclamato in una recente intervista. Se lo dice lui, ci sarà da fidarsi?






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