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Renato, da playboy a sergente


di Sebastiano Vernazza - tratto dal sito www.gazzetta.it



Renato ai tempi della Roma Il brasiliano che approdò alla Roma e fece più strage di donne che di portieri ora allena il Vasco e pare proprio cambiato: “Non tollero giocatori sovrappeso e che non rispettano gli orari”


Milano, 7 Gennaio 2007 - Si nasce incendiari, si muore pompieri e questa è la storia di Renato Portaluppi (così lo conosciamo in Italia) o Renato Gaucho (così lo chiamano in Brasile). Renato dodicesimo e penultimo figlio di una famiglia del Rio Grande do Sul, campione che vinse da solo la Coppa Intercontinentale del 1983, a Tokio: Gremio-Amburgo 2-1, sua la doppietta vincente. Renato che amava le donne: “Ho avuto centinaia di ragazze – disse un giorno a Playboy –. Ho fatto l’amore al Maracanà e nella toilette dell’aereo che mi portava a Roma”. E ancora: “I gay mi facevano la posta all’uscita dagli spogliatoi, cercavano di andare al sodo. Rispetto gli omosessuali, però non rientrano nei miei gusti”.
RAGAZZE E PRINCIPI - Renato arrivò alla Roma nell’estate del 1988. Capello lungo e bandana stile Rambo, sguardo latino e occhiale scuro. Fece amorosa strage di romane. I tifosi della Magica non persero l’occasione: lo soprannominarono “Pube de Oro” per contrapporlo al Pibe de Oro, Diego Maradona. Pube, pibe: sottili differenze. Renato giustificò così il fallimento italiano: “Giannini (il Principe capitano di quella Roma post Falcao, n.d.r.) mi faceva la guerra”. Si mormorò di un regolamento di conti tra i due allo stadio di Bergamo e di una rissa con Massaro, poi passato al Milan.
GOL DI PANCIA - Portaluppi rientrò in Brasile. Flamengo, Botafogo, Cruzeiro, Atletico Mineiro. E Fluminense, dove o Gaucho entrò nel mito per un decisivo e insolito gol. Finale del campionato di Rio del 1995, Flamengo-Fluminense. “Fla-Flu”, superclassico carioca. Sui canali satellitari l’azione si rivede di frequente in documentari calcistici: ultimi minuti, tiro-cross da destra e deviazione vincente di Renato con il ventre. Un colpo da odalisca. Flamenghisti attoniti e disperati, fluminensi fuori controllo per la gioia. Le urla dei telecronisti, “Renatoooooo, goooool de barriga (che in portoghese vuol dire pancia, n.d.r.)”, e poi Portaluppi inginocchiato che si fa il segno della croce, prega e ringrazia il cielo. Il gol de barriga al Flamengo è diventata un’immagine sacra del calcio brasiliano, come la finta di Garrincha o la bycicleta (rovesciata) di Pelé.
OCCHIALI SCURI - Oggi Renato allena il Vasco da Gama, glorioso club di Rio, e la critica lo tiene in grande considerazione. La rivista “Placar” lo ha eletto secondo miglior tecnico del Paese, dietro Muricy Ramalho, condottiero del San Paolo campione 2006. Nell’aspetto non è molto diverso. Ha accorciato i capelli, ma il fascino del seduttore è intatto. Continua a far uso di occhiali da sole e non è raro che in conferenza stampa si presenti con lenti a specchio e barbetta di due giorni, alla Mickey Rourke. Guai, però, a parlargli del Portaluppi che fu. Rintracciato al telefonino dell’addetto stampa del Vasco, accetta di rispondere a questa domanda: Renato allenatore farebbe giocare Renato giocatore? “Certo che sì. Io avevo forza, tecnica e leadership. Il calcio deve mescolare creatività e organizzazione”. Altro quesito: come si mantiene la disciplina? “Non sono un generale, mi piace parlare con i giocatori. Sono aperto e cerco l’accordo. Le due cose che non sopporto sono il sovrappeso e il mancato rispetto degli orari”. Parola di Renato, che faceva gol di pancia e la notte scappava dai ritiri. Come si cambiaaa, cantava la Mannoia.






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