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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche

Ditelo a Socrates


di Sebastiano Vernazza - tratto dal sito www.gazzetta.it



Socrates ha giocato in Italia nella Fiorentina 1984/85 L’ex “Tacco di Dio” conduce il programma “Conversazioni con il Dottore” su una Tv brasiliana. «Il calcio di oggi? Troppo fisico: 9 contro 9, ecco la soluzione»


Milano, 6 Aprile 2007 - Girava una storiella: «Si è allenato andando a caccia di tartarughe. Ne ha presa una, un’altra gli è sfuggita». Firenze spietata con Brasileiro Sampaio de Souza meglio conosciuto come Socrates, centrocampista brasiliano della Fiorentina 1984/85. «Ha un bel tocco, però è un trottapiano», stabilì Gianni Brera. Bravo ma lento. Il tutto aggravato dal fatto che Socrates aveva (ha) una testa fertile. Potenza dell’impegnativo nome che gli assegnò il padre e degli studi, Laurea in Medicina e letture di spessore. Poi la gioventù, vissuta nel Brasile della dittatura militare e goduta senza limiti di birre o sigarette. Quando arrivò a Firenze, con la barbetta alla Che Guevara, a precisa domanda rispose che sì, lui aveva letto qualcosa di Antonio Gramsci, padre del comunismo italiano. Così lo bollarono come miliardario sinistroso.
DEMOCRAZIA - Socrates veniva dal Corinthians di San Paolo dove aveva instaurato la “Democracia Corinthiana”. Potere ai giocatori: allenamenti autogestiti, formazione decisa dal gruppo, niente ritiri, scelte societarie condivise. E pieno sostegno al processo di liberazione del Paese. Nelle imminenza delle prime elezioni, anno 1982, quelli del Corinthians vestirono maglie con la scritta “Andate a votare”. La squadra filava e Socrates dispensava colpi di tacco, la sua specialità. “Tacco di Dio” l’inevitabile soprannome.
CATTIVI RICORDI - «Avevo carenze fisiche - spiega oggi Socrates - non ero forte di testa nonostante l’altezza (un metro e 92) e dovevo inventarmi qualcosa di diverso». A Firenze aspettarono invano un tacco da ricordare. Quel che resta del Socrates in viola è un pallonetto all’Atalanta. Quel che rimane della Fiorentina nella memoria del Magrao (altro appellativo) è un brutto flash: «In Italia ero triste, stavo male. Sbagliai a lasciare il Brasile». Tornato a casa, giocò nel Santos e nel Flamengo. Smise nel 1988, ma nel 2004 ebbe un folle rigurgito, allenatore-giocatore del Garforth Town, club dilettantistico inglese.
DI TUTTO DI PIÙ - Oggi Socrates vive a Ribeirao Preto, la città del suo primo club da professionista. Un bel posto, all’interno dello Stato di San Paolo. Città giovane e universitaria, tanto verde e dolci colline. La California do Brasil. Il Magrao ha giornate piene. Firma una rubrica sul quotidiano “Agorà” e conduce un programma su “Tv Thathi” (pronunciare Taci), specie di “Rai Educational” locale. «S’intitola Papo com o Doutor (“Conversazioni col Dottore”) e parlo di attualità, rispondo a domande, intervisto personaggi. Tra gli ultimi Chico Buarque de Hollanda (cantautore e gran signore della bossa nova). Sport poco, il futebol di oggi non mi piace, è troppo fisico e violento». Non è tutto: «Scrivo canzoni e pièces teatrali, sto girando il film autobiografico, “Socrates Brasileiro”, faccio parte di un cineclub». Non è finita: «Ho ultimato un libro, “Futebol e filosofia”. In Italia dovrebbe uscire da Mondadori. Ho scritto che per migliorare la qualità del calcio bisogna ridurre gli interpreti. In campo 11 per squadra sono troppi, è ora di giocare 9 contro 9». Se lo dice il Doutor deve essere vero, ma si dubita che Blatter condivida il suggerimento.






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