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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e "papere" storiche

Borghi, il Sacchi del Sudamerica


Cocco di Beluconi, come lo chiamava lui, arrivò al Milan nel 1987, ma Sacchi voleva Rijkaard. Ora, pilota del Colo Colo, è stato eletto miglior tecnico sudamericano 2006



L'argentino Claudio Borghi è nato il 28/09/1964 di Sebastiano Vernazza
Articolo tratto da www.gazzetta.it



Milano, 31 Gennaio 2007 - Non riusciva a pronunciare bene il cognome del suo benefattore, diceva “Beluconi”. Claudio Borghi arrivò al Milan nel 1987. Silvio Berlusconi se ne era innamorato alla Coppa Intercontinentale 1985, Juve-Argentinos Juniors. La Juve aveva vinto il trofeo ai rigori, ma Borghi si era imposto come uomo del giorno. Platini aveva esclamato: “E’ il Picasso del calcio”. Claudio nuovo Maradona e “Beluconi” aveva bruciato tutti. Peccato che il Milan fosse già superdotato di stranieri (Gullit più Van Basten) e che l’allenatore Arrigo Sacchi, in vista dell’imminente apertura al terzo forestiero, avesse in testa Frankie Rijkaard e dell’argentino non gli importasse un fico. “La società sa come la penso”, replicava gelido a chi osava entrare in argomento.
A COMO - Borghi, detto “Bichi”, venne dirottato a Como. Bel posto, ma un filo malinconico. Appartamento con vista lago. La compagnia della moglie Mariana Pagnucco, argentina con antenati di Udine. Claudio calciatore stentava, i tecnici comaschi (Burgnich e poi Agroppi) lo accusavano di non lavorare per il collettivo. Berlusconi gli telefonava spesso, nacque la leggenda del pupillo del Presidente. Borghi il raccomandato. Il ragazzo, però, aveva carattere, non era remissivo. Durante un allenamento si era permesso di dire a Sacchi che non aveva senso correre per 5 mila metri di fila, considerato che un campo da pallone è lungo cento metri.
MORMONE - Daniel veniva da un’infanzia dura in una famiglia con nove figli. Da bambino aveva perso il padre e da ragazzino già stava a bottega. Tra i tanti mestieri spiccava l’impiego in una fabbrica di gabbie per uccellini. La religione lo aveva aiutato, era diventato mormone, il che significava niente fumo, né alcool né sesso prematrimoniale. Ironie a pioggia, ma Borghi, tipo di ottime letture, da “Sartre” a “Hesse” passando per i tanti virtuosi scrittori latinoamericani, aveva tenuto il punto: “Non sono più mormone praticante, però Mariana è venuta a vivere con me dopo il matrimonio”.
VIA DI QUI - Borghi andò via nell’estate 1988. Non gli bastarono i due meravigliosi gol segnati in un’amichevole di maggio, Manchester United-Milan. Berlusconi entusiasta: “Tutti mi invitano a tenerlo”. Sacchi testone: “Voglio Rijkaard”. E Rijkaard fu. Claudio passò al Neuchatel in Svizzera, poi River Plate, Flamengo con Zico, Independiente. Chiuse in Cile nei Santiago Wanderers, anno 1999, e cominciò ad allenare. Pochi avrebbero scommesso su Borghi nuovo Sacchi del Sudamerica, eppure è andata così. Ora Claudio pilota il Colo Colo, specie di Juve del Cile, e la giuria del quotidiano “El Pais” di Montevideo, formata da decine di giornalisti di tutto il continente, lo ha eletto miglior tecnico sudamericano del 2006. Particolare curioso: Borghi non ama volare e si sciroppa parecchie trasferte al volante. Per tornare a casa predilige l’auto, va e viene attraverso le Ande, Santiago del Cile-Buenos Aires e ritorno. Viaggi affascinanti e avventurosi sulle strade del Cono Sur.
LA SECONDA VOLTA - “Al Colo Colo — racconta Borghi — ho vinto due campionati e ho sfiorato la Coppa Sudamericana (persa in finale contro i messicani del Pachuca). Giochiamo un calcio offensivo, 3-4-2-1”. Borghi ha mercato: “Ho avuto offerte da Messico (Atlante) e Argentina (Racing)”. E dall’Europa? “No, ma sono giovane, ho tempo”. E Sacchi? “Me lo ricordo bene. Faceva il suo lavoro, vinse lo Scudetto, ma io non volevo restare fuori. Io Borghi calciatore lo avrei fatto giocare. Di Sacchi mi piaceva che fosse poco italiano”. In che senso? “Non pensava a difendersi, preferiva attaccare”. Vent’anni dopo Borghi si è avvicinato all’Arrigo, però un vecchio fantasma riprende a volteggiare. “Qui si dice che Rijkaard sostituirà Ancelotti. Accidenti, per me il Milan rappresenta un sogno. Berlusconi mi ha sempre stimato. Certo che ritornerei, claro”. Povero Borghi, un’altra volta Rijkaard tra i piedi. Che maledizione sarebbe.

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