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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche. Dal 1980 ad oggi.

Jesùs Alberto Dàtolo
Carlos Spegazzini (Argentina)
19/05/1984
Centrocampista
Esterno Sinistro
Napoli,
7
Fulmineo
BIDONI
Il Dragon Ball eroe per una notte, emulo di Vampeta
Il Napoli stava puntando il giovanissimo Savio Nsereko, talentuosa ala del Brescia, di appena 19 anni: considerato un predestinato, dopo un lungo testa a testa, Pierpaolo Marino se lo fece soffiare dal West Ham, che se lo aggiudicò grazie alla presenza di Gianluca Nani, ex Direttore Sportivo proprio delle rondinelle, all’epoca al comando della società britannica. Con il senno di poi, il Napoli l’ha scampata bella, anche se con il suo rimpiazzo non andrà molto meglio. Perso Savio il Napoli si consolò infatti con Jesus Datolo, 25 anni, laterale sinistro del Boca Juniors dalle caratteristiche interessanti: ottimo dribbling, velocità, buon battitore di punizioni. Veniva da una stagione esaltante: sempre titolare, sia in campionato che in Coppa Libertadores, esplode fragorosamente diventando in breve la stella della squadra, secondo solo all’idolo Juan Roman Riquelme; aveva appena rifiutato una ricca offerta della Dinamo Kiev, motivando la sua scelta nella voglia di misurarsi in un campionato più competitivo di quello ucraino. Appena saputo dell’opportunità di andare al Napoli a giocare con Lavezzi e Denis raccontano che “Maravilla” – come lo battezzarono in Argentina – abbia fatto i salti di gioia. Nei piani della dirigenza campana in coppia con Lavezzi avrebbe potuto creare molti problemi alle difese avversarie. Nei piani, appunto. Arriva a Napoli a fine Gennaio 2009 per 7 milioni di Euro. Entusiasta, con capelli tinti di platino, viene presentato in pompa magna – accompagnato sotto braccio dal Presidente De Laurentiis – prima della gara casalinga con l’Udinese: sotto le luci del San Paolo regalano un giro di campo e fotografie, mentre lo speaker inneggia subito al suo nome tra gli applausi del pubblico Le premesse – e quindi, le conseguenti aspettative – hanno il fresco sapore dell’affare: «Conosco Napoli perché è stata la squadra di Maradona. Con Diego ci ho parlato molto perché mi ha voluto al Boca quando era dirigente e mi ha sempre dato il suo appoggio. Giocare con la maglia azzurra che è stata di Maradona e che è oggi di Lavezzi mi riempie di gioia ed orgoglio. E spero di conquistare grazie al Napoli anche la maglia della Nazionale argentina» – sono le sue prime parole in azzurro.
Ma la sua non sarà un’esperienza positiva: venticinque in tutto furono le sue presenze in maglia azzurra in un anno (da Gennaio 2009 a Gennaio 2010): nonostante il biondo esterno sinistro avesse firmato un contratto con il Napoli per ben 5 stagioni (a 650 mila Euro annui), all’ombra del Vesuvio ci rimase ben poco. Fa fatica fin da subito ad integrarsi anche perché la squadra non gira: nel girone di ritorno conquista appena 13 punti (solo due vittorie). La difesa a tre di Reja, e poi del subentrato Donadoni, gli impone un grande, eccessivo sforzo in fase difensiva da esterno a tutta fascia. Problemi di integrazione che però non impediscono a Dátolo di entrare addirittura nel giro della nazionale argentina: l’allora C.T., Diego Armando Maradona, lo vede infatti di buon occhio. Fiducia che Dátolo ripaga subito segnando all’esordio con la Selección il 12 Agosto, in amichevole contro la Russia dopo 36 secondi dal suo ingresso in campo. La replica il 6 settembre contro il Brasile (in un match valido per la qualificazione ai Mondiali, persa per 3-1) con un bolide dalla lunga distanza. Tuttavia, a Napoli la musica continua ad essere stonata: anche con Mazzarri (che subentra a Donadoni il 3 Ottobre), Dátolo continua ad essere un punto interrogativo. Ma arriva poi una data, che resterà per sempre legata al suo nome: è il 31 Ottobre 2009, un sabato sera in cui il Napoli fa visita ad una Juventus, allora, lanciatissima in campionato: i bianconeri si portano sul 2-0 grazie alle reti di Trezeguet e Giovinco, punteggio che dura fino al minuto 59: Mazzarri prova il tutto per tutto e sostituisce Campagnaro con Dátolo. Neanche un minuto dopo il suo ingresso in campo, l’argentino serve ad Hamsik l’assist per il gol che accorcia le distanze, con un cross dalla fascia sinistra. Sei minuti dopo, avviene la propria personale apoteosi, quando Denis stacca in area e schiaccia di prepotenza: Buffon ci arriva prodigiosamente ma Datolo è lì e la mette dentro. Ma non finisce qui, perché ancora Datolo sfonda a sinistra, cross tagliato, ribatte la difesa ed Hamsik è micidiale: palla nel sette, di forza e precisione per il clamoroso e definitivo 2-3, completando nel giro di pochissimo tempo una rimonta che sembrava solo un lontano miraggio. Quella sera una città intera tornava a godere come non si faceva da tempo perché dopo 21 anni il Napoli aveva battuto la Juventus a Torino. L’esterno argentino quella sera fu assoluto protagonista della partita con delle cavalcate sulla fascia sinistra che bruciarono l’erba sotto i suoi piedi. Una rimonta ai confini della realtà, dallo 0-2 al 3-2 nella mezzora più bella della storia del “rinascimento sportivo” napoletano. E pensare che prima di vederlo in azione qualcuno ci scherzò sopra sul suo cognome, chiamandolo l’ottavo nano.
Sembra possa essere il momento di svolta della sua esperienza a Napoli e invece è praticamente l’ultimo, e anche l’unico, positivo ricordo che Dátolo lascia di sé ai tifosi del Napoli: gli azzurri giocano benissimo anche senza di lui (con Lavezzi ed Hamsik, quest’ultimo in una posizione più avanzata alle spalle della prima punta) e il suo minutaggio si fa sempre più ridotto. Allorché il potenziale inesploso di Datolo si interrompe a Napoli quando rimbalza una notizia dal Sudamerica i primi di Gennaio del 2010: si viene a sapere che il giocatore – per il suo look stravagante soprannominato anche “Dragon Ball” – senza avvisare nessuno ha posato senza veli per il magazine argentino per soli uomini “Romeo Mag”, con cinque foto in slip e/o con la maglia del Napoli (con stampato il numero di maglia, il 15, ed il nome), e una breve intervista a corredo in cui dichiara che non avrebbe scartato l’ipotesi di ripetere l'esperienza. Questa iniziativa – che ricorda quella di un altro “bidone”, il brasiliano Vampeta dell’Inter – fece inquietare e non poco De Laurentiis, il quale non gradì non tanto per la rivista gay, quanto per la questione della gestione dei diritti di immagine dei calciatori azzurri che erano per contratto appannaggio della Società. Tempo un paio di settimane e Datolo fu ceduto in prestito all’Olympiakos Pireo con la formula del prestito con opzione per il riscatto. Poi, pur di disfarsene, il Patron lo cede definitivamente all’Espanyol nel 2011, prendendo in cambio Victor Ruiz. Le sue esperienze in Europa, tra Italia, Grecia e Spagna saranno fallimentari, contraddistinte da poche presenze: tornò quindi in Sudamerica per non tornare più.
Nel 2018, quando giocava in Brasile nell’Atletico Mineiro, ha guadagnato le prime pagine dei quotidiani e del web perché accusato di evasione fiscale e trasporto illecito di contanti. La stampa brasiliana affermò che due suoi amici furono stati arrestati in un aeroporto brasiliano, trasportando 46mila Euro di dollari non dichiarati: «C’è stato un equivoco, sono due amici d’infanzia che mi hanno aiutato in Brasile e la fonte di quel denaro è venuta dal mio stipendio» - spiegò poi con imbarazzo l’argentino alle autorità. Nel 2019 avrebbe rivelato il sogno di tornare a giocare almeno un anno in Italia, e per questo il suo agente mosse i primi passi con degli intermediari italiani affinché sondino il mercato alla ricerca di una soluzione possibile in tal senso. Ma questa possibilità resterà nei suoi sogni: dopo il Brasile tornerà al Banfield per poi chiedere la carriera nel 2023 nella seconda serie argentina. Con tutto il tempo libero possibile per fare, finalmente, il modello, tappa involuta del suo percorso sportivo che fa il seguito alla metamorfosi avuta a Napoli passando da baldanzoso interprete ad eroe del popolo fino ad oggetto misterioso.
«Quando arrivai al Napoli la squadra lottava per non retrocedere. Ora è molto forte, con grandi giocatori, ma a quei tempi era tutto diverso. Lasciai il Boca, dove vincevo titoli, per approdare un club dove si lottava per la salvezza. Non ho avuto fortuna in questo senso»
(Jesus Datolo | «Tuttomercatoweb.com», 29/11/2014)
«E’ un onore che i tifosi azzurri, nonostante tutto, si ricordino di me. Quasi non ci credo. Conoscevo perfettamente l’importanza della partita con la Juventus, dal punto di vista sportivo e politico. Mentre ero in panchina fremevo, volevo scendere in campo e dare l’anima come avrebbe fatto qualsiasi tifoso azzurro. Per il Napoli ho fatto poco, ma ogni volta che ho indossato quella maglia giuro di averci messo tutto me stesso e, a Torino, riuscii a ripagare l’affetto della gente come desideravo. Avevo grande consapevolezza delle dimensioni della sfida, quindi me ne resi conto subito. In tutta la settimana precedente alla gara i tifosi mi spiegavano ogni giorno cosa significava per loro. Dirò di più: quando eravamo in bus, verso lo stadio, sapevo, sentivo che sarei subentrato da protagonista, con un gol o un assist. Avevo addosso una carica pazzesca. Mi è andata bene ed è stato fantastico: una delle notti più belle della mia carriera, dopo la partita non riuscii a dormire dall’emozione»
(Jesus Datolo | «Tuttomercatoweb.com», 20/04/2018)
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 2000-01 | Canuelas | 2 | - |
| 2001-06 | Banfield | 38 | 6 |
| 2009-09 | Boca Juniors | 65 | 5 |
| Gen. 09 | Napoli | 22 | 1 |
| Gen. 10 | Olympiacos | 7 | - |
| 2010-12 | Espanyol | 20 | 2 |
| 2012-13 | Internacional | 14 | 1 |
| 2013-16 | Atletico Mineiro | 70 | 13 |
| Gen. 17 | Vitòria | - | - |
| 2017-23 | Banfield | 85 | 13 |
| Gen. 23 | Tristan Suarez (B) | 21 | 2 |
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