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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche. Dal 1980 ad oggi.

Antonio Manuel Pacheco Domingos
Portimao (Portogallo)
01/12/1966
Centrocampista
Esterno Sinistro
Reggiana
7,5
Infedele
BIDONI
Indolente e bizzoso esterno propenso ad infedeltà calcistica
Nativo di Portimao, in Algarve, da ragazzino scappa di casa perché lo vogliono nella vicinissima Torralta, acerrima rivale della Portimonense, squadra del suo paese, dove inizia la sua carriera consumando quindi un “tradimento sportivo”: non sarà l’unico della sua carriera. Sembra avere un fisico esile, ma ha un buon sinistro e un discreto dribbling, e si distingueva per la sua facilità nel raggiungere la linea di fondo per crossare: finisce al Benfica, grazie a una buona prestazione al Torneo di Tolone, vincendo poi due volte il Campionato portoghese, in quello che sarà il periodo migliore della sua carriera. È infatti in questo lasso di tempo, tra il 1989 e il 1991, che ha disputato le sue uniche 6 gare con la maglia della Nazionale del Portogallo; con il club biancorosso giocò anche nella Coppa dei Campioni, disputando da titolare le 2 finali perse dai lusitani in Coppa nel 1988 e nel 1990. Ma è discontinuo e ha un carattere ribelle: Sven Goran Eriksson, visto che i suoi rimbrotti non sortiscono effetti, arriva addirittura a farlo filmare di nascosto durante l’allenamento, facendogli poi vedere le registrazioni in cui si nota la sua indolenza. Va a rilento, pare quasi camminare e non accenna mai uno scatto: lo svedese lo mette di fronte all’evidenza accusandolo di non adottare un comportamento da professionista. Come logica conseguenza i due litigano e la convivenza diventa impossibile. Pacheco finisce per andarsene, ma la destinazione è clamorosa: resta a Lisbona, ma per vestire la maglia dei rivali dello Sporting (insieme a Paulo Sousa) durante la cosiddetta “estate calda” del 1993, adducendo come motivazione la rescissione del contratto a causa di stipendi non pagati, situazione che all’epoca suscitò grandi polemiche. Questo tradimento gli costerà un’automobile, distrutta sotto casa sua dai tifosi inferociti. Ma la farina del diavolo finisce tutta in crusca, visto che anche la sua nuova esperienza non andrà bene, poiché anche in biancoverde con l’allenatore Carlos Queiroz il rapporto si dimostra complicato; Antonio giocherà poco sia per scelta tecnica che a causa dei frequenti infortuni, che lo tormenteranno anche nella successiva esperienza nel Belenenses.
È proprio da questa squadra che a fine Estate, il 2 Settembre 1996, l’Amministratore Delegato della neopromossa Reggiana Franco Dal Cin lo ingaggia all’età di 29 anni, nel periodo già calante della carriera. Centrocampista offensivo di fascia sinistra, il “Corriere della Sera” sottolinea che si tratta del settimo straniero della Regia, un numero che oggi fa sorridere e che rientra nella normalità, ma non in quegli anni, dopo che la rivoluzione degli stranieri partì solamente l’anno prima con la famigerata Sentenza Bosman. L’avventura italiana sarà ben avara di soddisfazioni. L’esordio è datato 27 Ottobre, nella gara interna contro la Sampdoria, ma l’unico acuto in cui fece sognare i propri tifosi, demoralizzati da una squadra in perenne affanno, sarà al minuto 42 della gara interna disputata al “Giglio” contro l’Inter. In quel momento è proprio lui a portare in vantaggio la Reggiana: Valencia liberava Sabau per il cross, sul pallone a mezz’aria, nell'agrumeto dell’area di rigore, Pacheco volava per colpire con un fendente di sinistro e battere Pagliuca. La gara, per la cronaca, terminerà con l’ennesimo pareggio (risultato che spesso accompagnerà i granata in quella stagione), grazie ad una rete di Djorkaeff nella ripresa. Quel giorno il portoghese partì titolare nel tridente granata insieme a Pietro Parente e Adolfo Valencia, giocando molto bene. In tutta la stagione giocherà complessivamente 534 minuti, sparsi in 5 gare da titolare e 9 da subentrato (oltre a 12 gare vissute da spettatore in panchina), con quell’unica rete a ricordare qualche buono sprazzo del suo passaggio in Emilia. Firmò un contratto annuale legato ai risultati: dopo 6 mesi, se considerato soddisfacente il suo contributo, avrebbe avuto un ritocco dell’ingaggio verso l’alto. Inutile dire che mai contratto fu più disatteso.
Ad inizio Maggio gioca gli ultimi 6 minuti contro il Cagliari e poi non sarà più convocato per le ultime 5 giornate, che la Reggiana, neanche a dirlo, perderà tutte. A giochi già fatti saluta tutti chiudendo anticipatamente l’esperienza italiana: sembrava dovesse passare allo Zurigo con il quale avrebbe disputato le ultime sei giornate dei Playoff svizzeri, ma la trattativa poi svanì e tornerà in Patria a fine stagione, per terminare la carriera giocando nelle serie inferiori portoghesi. Qualcuno aveva ironicamente ipotizzato che, sotto sotto, avesse cercato di farsi ingaggiare dai rivali del Parma e, a seguito dello scarso interesse dimostrato dal club, avesse addirittura allacciato contatti con il Brescello, all’epoca in C1. Una volta appese le scarpe al chiodo nel 2001, per qualche anno ha fatto l’allenatore dell’Atlético Club de Portugal, squadra di Lisbona, e del Portimonense, entrambe squadre in cui aveva militato da giocatore, per poi ritirarsi definitivamente per gestire un bar-ristorante nel porto turistico di Lagos chiamato “Amuras”. Purtroppo è deceduto all'età di 57 anni il 20 marzo 2024: la settimana precedente, il 12 Marzo, aveva accusato un dolore al petto mentre era fuori con amici a Portimão giocando a bowling ed è stato portato d’urgenza in Ospedale: da lì è stato poi trasferito a Faro, nell’unico Ospedale della regione dotato di un servizio di cardiologia, e si è aggravato dopo pochi giorni, quando è stata dichiarata la morte cerebrale e poi ufficializzato il decesso per arresto cardiaco.
«Ero già in vacanza, ma sapevo che c'erano dei club interessati a me. Avevo 20 anni, andavo in spiaggia tutti i giorni e diedi il numero di un ristorante frequentato da miei amici, sempre sulla spiaggia, a un dirigente del Benfica. Avvertii il personale che da un momento all'altro sarebbe arrivata una chiamata importante. E così è stato. Mi chiesero ‘vuoi venire?’. Era impossibile rifiutare. Il mio amico arrivò correndo sulla spiaggia. Risposi al telefono e qualche giorno dopo Adriano Afonso, dirigente del Benfica, venne a trovarmi in Algarve. Il trasferimento fu concordato e mi sarei dovuto presentare a Luz nel luglio 1987. Ho viaggiato in treno; un amico è venuto a prendermi a Barreiro e mi ha portato a Lisbona. Ho dormito nel quartiere di Graça e ho preso un taxi per Luz. Dico sempre che mi sono presentato al lavoro con la mia Ferrari nera con il tetto verde. Il tassista si è fermato alla mia porta, gli ho detto ‘Per l’Estádio da Luz, per favore’ e lui, più emozionato di me, ha detto ‘Oggi c’è la presentazione della squadra, vero?’. E io ho detto ‘Sì, sì’. Non sapevo cosa dirgli, se dirgli che ero un giocatore del Benfica o no. E lì mi ha lasciato in mezzo alla folla, e io, un giocatore del Benfica, a camminare tra tutti con la mia borsa. Ho persino dovuto dire a una guardia giurata che andavo all’allenamento, perché non mi lasciava passare. Erano gli anni ‘80»
(Antonio Pacheco parla del suo trasferimento al Benfica | «Maisfutebol.pt», 08/02/2018)
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1983-86 | Torralta (B) | ||
| 1986-87 | Portimonense | 23 | - |
| 1987-93 | Benfica | 142 | 30 |
| 1993-95 | Sporting Lisbona | 22 | 2 |
| 1995-96 | Belenenses | 6 | - |
| 1996-97 | Reggiana | 14 | 1 |
| 1997-98 | Santa Clara (C) | 8 | - |
| 1998-99 | Atletico CP (B) | 16 | 5 |
| 1999-00 | Estoril Praia (B) | 3 | 1 |
| 2000-01 | Atletico CP (C) | 8 | - |
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