
Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche
Le peregrinazioni del portafortuna col vizio della testata
“Ibou” Ba, come veniva soprannominato, è molto più di un “Bidone”, è una vera leggenda vivente: basti ricordare la sua pettinatura biondo ossigenato, che permetteva di riconoscerlo in campo molto più che per le sue giocate. Nasce in Senegal, ma si trasferisce ancora piccolo in Francia con la famiglia e cresce calcisticamente con la maglia del Le Havre, che lo fa esordire nella massima divisione francese a 19 anni. Ala dal fisico asciutto e dallo scatto felino, in cinque stagioni rifornisce costantemente i compagni con cross e assist che arrivano abbondanti dalla corsia destra. Nel 1996 passa quindi al Bordeaux, diventando protagonista di una stagione da incorniciare, che gli spalanca le porte della Nazionale francese. Questo exploit gli vale anche la chiamata del Milan, forte del ritorno in panca di Fabio Capello dopo l’esperienza al Real Madrid, in quello che sarà uno dei periodi più neri della storia del club. L’esordio è da applausi: gioca in maniera strepitosa alla prima gara stagionale a San Siro contro la Lazio, dove segna il suo primo gol – che sarà poi anche l’ultimo – con la maglia rossonera. Dopo un avvio più che convincente, durante il quale firma numerosi assist mostrando ottime capacità di corsa sulla fascia e inserimento per il cross, si perde nella nebbia di Milano: non riesce a distinguersi in positivo, prendendo parte, come tutta la squadra, ad una stagione fallimentare, che si conclude con l’addio di Capello e l’esclusione dai rossoneri, per il secondo anno consecutivo, dalle Coppe europee. La disastrosa annata gli fa perdere anche il treno della Nazionale nell’anno del Mondiale. L’anno seguente vince lo Scudetto, ma non gioca da titolare. Con Zaccheroni in panchina la musica cambia: l’ex tecnico dell’Udinese si porta con sé il fido Thomas Helveg, che occupa stabilmente la fascia destra nel 3-4-3 del mister di Cesenatico, lasciando le briciole al francese. Capisce che è tempo di cambiare aria, ma le offerte latitano, l’ingaggio è di quelli pesanti: alla fine il Milan, pur di liberarsene, decide di cederlo in prestito e la spunta il Perugia, allenato da Mazzone, che però non vede di buon occhio il franco-senegalese. E’ stato buon profeta: il giocatore, infatti, si è reso protagonista di un episodio non certo piacevole. Nella partita Perugia-Cagliari, Ba rifila una violenta testata al rossoblu Macellari, che non viene rilevata né dall’arbitro Collina né dai suoi assistenti. Per la prima volta il Giudice Sportivo ricorre alla prova televisiva, che condanna il centrocampista, il quale viene sanzionato con una squalifica di ben 4 giornate. A fine stagione in Umbria non lo vogliono più, e così torna al Milan, dove c’è ancora Zaccheroni, e trascorre la stagione 2000/01 tra panchina e tribuna. L’anno seguente viene messo nella lista dei cedibili: si fa avanti il Marsiglia, che lo ottiene in prestito, ma dopo solo 6 mesi e 9 presenze anche lì si convincono che è meglio perderlo che trovarlo. Milanello lo riaccoglie (non proprio a braccia aperte) e Ancelotti, divenuto allenatore al posto di Terim, lo snobba completamente. Finalmente il cordone ombelicale con i rossoneri si reciderà nel 2003, quando sarà ceduto a titolo definitivo al Bolton, in Inghilterra, dove Ba si propone allo scopo di rilanciarsi. Impresa assai ardua. Infatti, anche in Premier League capisce che non è cosa e quindi accetta al volo l’offerta degli svedesi del Djurgarden: il tempo di capire che pure la Scandinavia non fa per lui e quindi decide di lasciar perdere. Seguirà un provino (fallito) con gli inglesi del Derby County, Serie B inglese. Nel Marzo del 2007 decide di tornare in Italia e si allena con il Varese, formazione di C2, grazie all’invito dell’amico Sean Sogliano, Direttore Generale dei lombardi ed ex compagno ai tempi del Perugia. Ba, ormai disperato, cercava un ingaggio a tutti i costi: «Mai dire mai» disse Sogliano, per aggirare la domanda in merito ad un suo ingaggio. La verità è che sapeva benissimo che non avrebbe mai voluto metterlo sotto contratto. Tuttavia, dopo due fugaci apparizioni in Turchia e in Svezia, la fortuna è dalla parte del buon Ibou: il Milan, venuto a conoscenza delle peripezie del franco-senegalese, decide di recuperare il giocatore e lo ingaggia! Ma non certo per farlo giocare: nonostante sia praticamente inattivo da mesi, per non dire anni, firma un contratto per una stagione con un ingaggio di 200 mila Euro ed è molto amato dai compagni di squadra. Motivo? Porta una fortuna sfacciata. C’era ad Atene, quando il Milan ha conquistato la Champion’s, e c’era a Yokohama, dove ha vinto la Coppa Intercontinentale. Altro che centrocampista: il vecchio Ibou ha un futuro come portafortuna. Al di fuori dal campo giocato, ovviamente.
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1991-95 | Le Havre | 128 | 8 |
| 1996-97 | Bordeaux | 35 | 6 |
| 1997-98 | Milan | 31 | 1 |
| 1998-99 | Milan | 15 | - |
| 1999-00 | Milan | - | - |
| gen. 00 | Perugia | 14 | 1 |
| 2000-01 | Milan | 5 | - |
| 2001-02 | Olimpique Marsiglia | 9 | - |
| gen. 02 | Milan | 5 | - |
| 2003-04 | Bolton | 9 | - |
| 2004-05 | Rizespor | 2 | - |
| feb. 05 | Djurgardens | 14 | 1 |
| 2007-08 | Milan | - | - |