
Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche
12/03/2006 – Questo sito l’ho realizzato per passione, pura e semplice passione. Passione per l’informatica (ed il web in particolare), per il giornalismo – visto che ho collaborato con alcune riviste a diffusione gratuita ed anche con il quotidiano “Il Territorio” della Provincia di Latina – ma soprattutto passione sviscerata per il calcio e determinate sue sfumature che solo i più appassionati possono cogliere, vere e proprie “chicche” per lo più apprezzate da una ristretta cerchia di statistici ed amanti del calcio. Questo sito è quindi dedicato a chi ha la capacità e l’acutezza di apprezzarlo, a chi ama il calcio in generale, ma in particolar modo a chi lo segue al punto tale da ricordare anche chi non è riuscito a lasciare il segno in questo sport tanto amato. Perché, diciamoci la verità, è facile ricordare i più grandi e famosi: Shevchenko, Van Basten, Maradona, Ronaldo, Maldini, Pelè e via dicendo, giusto per fare degli esempi. Ma sfido chiunque a ricordare invece gente come Luis Silvio, Cop, Brncic (ma come si pronuncia?), Ayew, Nanami e via via discorrendo. E’ chi si ricorda questi nomi che merita un plauso. Da tutti, appassionati e non, indistintamente. Questo perché, ricordiamolo, il calcio non lo fanno solo i grandi personaggi... ma anche chi ha miseramente fallito.
30/10/2008 – Una gran bella trovata, questo calciobidoni.it. Un modo per riscoprire certi personaggi entrati nella storia del calcio non per giocate spettacolari o per valanghe di gol, ma per particolari… demeriti. E’ attraverso queste “meteore”, in fin dei conti, che si può scoprire il lato meno pubblicizzato e meno spettacolare di un pallone sin troppo perfetto con le sue copertine patinate e i suoi impeccabili campioni. E’ il lato meno spettacolare, certo, ma anche il più suggestivo e il più “umano”, perché rappresenta una nostalgica fetta di storia scritta da chi non ha avuto la fortuna o i mezzi necessari per “sfondare”. Anche per questo motivo i diretti interessati, i “bidoni” riportati e raccontati nel sito, non dovranno storcere il naso a vedersi con tale etichetta. Perché comunque hanno lasciato il segno, con le grandi aspettative che li hanno accolti, con le promesse non mantenute, con i limiti che li hanno resi semplici giocatori, magari un po’ sopravvalutati ma comunque amati dal pubblico, chi più, chi meno. I “bidoni” sono in definitiva dei protagonisti mancati. Attraverso questo spazio, però, e attraverso le intuizioni e il paziente lavoro di ricostruzione del geniale ideatore del sito, le “meteore” sono tornate a risplendere. E i tanti visitatori hanno potuto riscoprirle, tornando con la mente e con i ricordi a quel calcio più a portata di uomo. Meno perfetto e impeccabile forse, ma sicuramente più affascinante.
18/12/2008 – Bello questo sito. Sarà che ti restituisce per un attimo gli occhi del tredicenne, quelli che ti facevano vedere tutto magico. Sarà l’Italia di allora, così vicina e così diversa; l’Italia che conosceva i risultati solo “al termine dei primi quarantacinque minuti”, quando la radio si collegava per trasmettere il secondo tempo: la ripresa, in gergo. Quando Ameri e Ciotti si rimbalzavano la linea, raccontando Milan, Juve, Inter, Roma. Quando, mentre Platini disegnava l’ennesima punizione pennellata, arrivava la voce improvvida di Ezio Luzzi ad annunciare un gol del Varese contro la Sambenedettese e tutto il Bar dello Stadio, come un sol uomo, tirava giù moccoli spaventosi: chissenefrega. L’Italia delle schedine rosa per i sistemi, con la carta carbone in mezzo, senza partite prestampate: roba da intenditori. I ragazzini più piccoli guardavano affascinati noi che le sapevano maneggiare, come si guarda chi detiene un sapere arcano e superiore. Già, la schedina. Il sabato sera eravamo tutti milionari, qualche volta pure miliardari quando volevamo proprio allargarci. Tutti dietro quel mito, la partita. E, mito dei miti, loro. Globalizzazione? Di che? Loro erano marziani, più che stranieri. Mezzi Ufo venuti dalla lontana Eupalla, come diceva il grande Gianni Brera. Banditi nel ‘66, dopo lo sciagurato mondiale di Corea, riammessi nell’80. Quattordici anni di campionato autarchico: troppi. La fame di straniero era davvero grossa. Il carioca tutto finte e dribbling, il biondo corazziere svedese, il focoso gaucho argentino, il granitico panzer tedesco. Ogni squadra ne voleva uno, meglio, ogni squadra ne aveva uno… almeno fino all’inizio del campionato! Non so se già usava chiamarli sòle, forse no; sicuramente bidoni. Però sognare non costava nulla. E sognavamo, avoglia se sognavamo…
12/03/2009 – Tutti gli appassionati di pallone sanno che, all’inizio degli anni ottanta, i vertici del calcio italiano decisero di abbandonare la linea autarchica, riaprendo le “frontiere” e, dunque, consentendo alle squadre italiane di tesserare un giocatore straniero. Da allora tanti, tantissimi fenomeni, o presunti tali, sono approdati nel nostro campionato, tanto più che in poco tempo l’eccezione divenne la regola: la possibilità di un singolo acquisto “importato” in breve fu trasformata nella opportunità di sfruttare illimitatamente i vivai d’oltralpe e non solo. E allora spazio ai bidoni… Eh si, perché di Maradona in Italia ne arrivarono due: il grande Diego e il suo fratellino Hugo. Ve lo ricordate all’Ascoli? No? Un peccato… Ma per rispolverare più o meno recenti ricordi del vostro sport preferito basta andare a spulciare nel sito www.calciobidoni.it curato egregiamente dal giovane e promettente Cristian Vitali. Un vero e proprio archivio delle fregature prese da tutti i club più importanti del Bel Paese, “condito” da date, numeri, leggende metropolitane. Troverete nomi e storie di calciatori che, con le loro dichiarazioni roboanti e prestazioni indecenti, hanno segnato le competizioni sportive in questione forse addirittura più dei loro più forti e illustri colleghi. Un sito davvero sopra le righe, innovativo nel suo genere, dove ad una grafica essenziale corrispondono contenuti frutto di una ricerca accurata, ricca di notizie ma, soprattutto, di ironia. Insomma, Cristian è in grado di regalarci un sorriso, capace di ridimensionare i veleni a cui il “gioco più bello del mondo”, purtroppo, ci ha abituati.
08/08/2009 – «Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore...». Certo Francesco, ma alcuni di questi hanno fallito fin dal primo giorno, quando sono saliti sull’aereo; destinazione Italia e il suo campionato di Serie A. Un rigore sbagliato? Macché, c’è chi neppure ha visto il campo da gioco, meteore disperse nella galassia del Dio pallone. C’è chi invece ha voluto “giocare facile”, fallendo dal principio, stop, passaggi elementari e gol a meno di due metri dalla porta. Sono i bidoni del calcio italico, figli incontrollati della sentenza Bosman degli anni 90, che li ha visti moltiplicare come le zanzare in estate. Ed ora sono riassunti nell’originale sito www.calciobidoni.it. Nel portale più inviso dai calciatori, è stata confezionata, per ognuno di questi giocatori stranieri, una sorta di carta d’imbarco per il viaggio di ritorno. Brevi racconti della loro nefasta carriera in Italia, descrizioni minuziose farcite di aneddoti e leggende metropolitane per questi disadattati del nostro campionato. Chiedete ai tifosi del Napoli un ricordo di Maradona. Vedrete che, mentre citeranno Scudetti e Coppe, gli brilleranno gli occhi. Ecco. Dopo chiedetegli di Calderon o Prunier. La loro reazione sarà riassunta in un conato di vomito. Ma reagiranno, si ricorderanno; qui sta il segreto. I bidoni del calcio rimango nella mente, sono indistruttibili, come i rifiuti radioattivi. Questo sito ha colto la loro essenza. Forse non nascerà mai più un’altro Maradona, mentre i bidoni sono inesauribili. Avanti il prossimo.
23/06/2010 – Imbattersi nel web e trovare temi inusuali nella casistica del calcio giocato attraverso un gruppo capitanato dal suo inventore non è cosa di tutti i giorni, e poi trovarsi di colpo di fronte ad una realtà viva fatta appunto di “mezze figure” del pallone, passando in rassegna meticolosamente, uno per uno, i calciatori meno probi, non è cosa fatta da osservatori sparsi un po’ dovunque sulle tribune degli stadi, bensì opera di una sola persona capace di far sorridere chiunque si addentrasse a visionare un sito allestito ormai da tempo. Stiamo parlando nientedimeno di un’operazione informatica interattiva che porta il curioso quanto ammiccante titolo “Calciobidoni – Tutti i bidoni del calcio italiano”, creato e promosso sul web da Cristian Vitali, una volta cronista sportivo sui campi di calcio del Lazio, oggi affermato webmen in campo nazionale. Cristian è riuscito a riempire il sito mettendolo a disposizione del visitatore dopo anni passati a cercare e catalogare foto di non pochi calciatori passati a calcare, pur non meritandolo, erbosi rettangoli di gioco in veste non già di giocatori affermati, ma di “vacanzieri” di turno con la testa rivolta altrove. Il loro calcio era fatto di continue “papere”, di partecipazione agonistica cosiddetta “non attiva” e molto spesso catastrofica per la propria squadra nonostante i lauti compensi percepiti. Tutto questo, Cristian Vitali lo ha messo in bella mostra, facendo nomi e cognomi degli atleti-bidoni, che hanno imperversato in Italia ultimamente e anche in tempi lontani, facendo dannare l’anima ai propri tecnici ma soprattutto alle Società e ai tifosi più acerrimi. Nessuno che si sia salvato dalla “scure” dell’ideatore del sobrio ma informatissimo sito al quale deve esser dare atto di averci fatto sorridere per qualche minuto e più, passato a visionare centinaia di articoli, schede e foto relativi ai calciatori definiti “bidoni” o “meteore”, passati dalle nostre parti a dare quattro calci al pallone a suon di soldoni. L’invito è di approfittarne per “ripassare” anche un po’ di storia del peggio del calcio italiano.
Cristian Vitali (Terracina, 1980) è un grande appassionato di calcio, soprattutto della sua parte più poetica e passionale, a prescindere da ogni considerazione squisitamente tecnica. E’ dopo gli studi che inizia a maturare in lui l’idea di intraprendere la carriera nel mondo del giornalismo.