
Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche
Una sfortunata e malinconica “mascotte” dei rossoblu
Eneas De Camargo appartiene alla prima ondata di stranieri che arrivarono in Italia alla riapertura delle frontiere nel 1980. Lo acquistò il Bologna dalla squadra brasiliana della Portuguesa, ove era considerato uno dei giocatori più rappresentativi, avendo vinto un titolo Paulista e realizzando un discreto numero di gol. Attaccante più votato alla rifinitura che alla finalizzazione, aveva le sue qualità migliori nella proprietà di palleggio, l’abilità nel dribbling e la capacità di creare varchi per i compagni di reparto con i suoi movimenti offensivi lungo tutto il fronte d’attacco. Questo era l’Eneas ammirato in Brasile, molto diverso però da quello intravisto in Emilia. Svanita rapidamente l’illusione di avere scoperto un nuovo Pelè, il pubblico del Dall’Ara adottò il brasiliano come una sorta di mascotte. Infatti, nonostante fosse tatticamente indisciplinato, e alternasse giocate sublimi a sciocchezze abnormi, il pubblico si affezionò a lui, e lui ricambiò. Non sopportava il freddo, e per questo l’allenatore, durante l’inverno, non lo fece giocare quasi mai; quelle poche volte che lo mandava in campo il nostro si presentava indossando dei guanti e delle memorabili calzamaglie di lana flanella e mettendo in mostra un paio di azioni che ancora oggi i vecchi tifosi rossoblu rievocano con le lacrime agli occhi per le risate. Come quella volta che in un Bologna-Torino, semifinale di andata di Coppa Italia, sradicò il pallone dai piedi di un compagno che si trovava solo davanti al portiere avversario, arrivando da dietro come un falco. Fu un gesto poco sportivo ma dopo venne il peggio: Eneas inciampò sulla palla facendola rotolare lentamente oltre la linea di fondo, tra le risate dell’intero stadio. Subì anche un infortunio che lo costrinse a saltare una dozzina di partite accentuando ulteriormente il suo disagio, già fortemente evidenziato dalla scarsa vita sociale che conduceva a Bologna e dai problemi familiari con la moglie sofferente di saudade ancor più di lui. Giocò in tutto 17 partite, segnando 3 gol e sbagliandone almeno trenta, ma si era fatto volere un bene dell’anima, prima di essere rispedito in Brasile per totale incompatibilità con il calcio, oltre che con il clima italiano. In Brasile continuò a giochicchiare senza gloria nel Palmeiras e in varie società minori, per poi appendere le scarpe al chiodo per intraprendere un’attività nel settore del marketing e delle pubbliche relazioni. Tutto questo finché la sera del 22 Agosto del 1988 la sua auto finì contro un camion; morirà pochi mesi dopo, per i traumi e le conseguenze riportante in seguito a quell’incidente, il 27 Dicembre dello stesso anno, all’età di 34 anni. Quando a Bologna fu tenuto un minuto di raccoglimento alla sua memoria, in molti, senza farsi vedere, si asciugarono una lacrima. Perché i bolognesi, nonostante tutto, gli volevano molto bene.
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1971-80 | Portuguesa | ||
| 1980-81 | Bologna | 17 | 3 |
| 1981-84 | Palmeiras | ||
| 1984-85 | Juventude | ||
| 1985-86 | Piracicaba | ||
| 1986-87 | Desportiva Ferroviaria | ||
| 1987-88 | Central De Cotia (C) | 7 | - |