
Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche
«Lardel»Arrivò in Italia grasso e impacciato: l’ombra di se stesso
Fino a qualche stagione fa non passava estate in cui il nome di Mario Jardel non finisse nel mirino dei principali club italiani. Pare che ci fosse andata particolarmente vicina la Juve, ma sembra che le caratteristiche tecniche dell’attaccante brasiliano non soddisfacessero le esigenze di Lippi. In realtà era considerato uno dei migliori attaccanti del calcio europeo, non fosse altro perché era il più prolifico di tutti: anche per questo si era guadagnato l’appellativo di “Supermario”. Eppure per molti addetti ai lavori, il suo successo dipendeva più dalla scarsa qualità del campionato in cui militava (quello portoghese) che dalla sua innegabile abilità sotto porta. Di sicuro il fattore estetico non lo aiutava di fronte agli occhi degli operatori di mercato, che da lui si aspettavano dribbling, velocità, scatto fulminante, e venivano invece prontamente ricambiati con un’immobilità quasi irritante in mezzo all’area ed un piede spigoloso e non troppo preciso. A tutto questo, però, Jardel ha sempre sapientemente sopperito con una valanga di gol, soprattutto di testa, grazie ad una favolosa elevazione. Un fiuto per il gol che ha regalato tante soddisfazioni ai tifosi del Porto a metà anni 90, ma una tecnica rozza e per niente sudamericana che non gli ha mai permesso di accedere ai grandi club europei.
Ironia della sorte è approdato al campionato italiano nel momento più triste della sua carriera, in una squadra (l’Ancona) che dall’inizio del campionato aveva già cambiato tre allenatori (Menichini, Sonetti e Galeone) e che pur essendo ormai spacciata si aspettava da lui una miracolosa salvezza a suon di gol. Nonostante le ottime stagioni al Porto, stranamente per lui le offerte latitavano, e finì così a giocare in Turchia, al Galatasaray. Ventidue gol in ventiquattro presenze e pubblico turco in visibilio per il loro nuovo eroe. Nell’estate del 2000 lo Sporting Lisbona riesce, attraverso un incredibile marchingegno di scambi di giocatori, a portarlo di nuovo in Portogallo: sarà la stagione più bella della sua carriera, con una media gol da togliere il fiato. Oltre a ben figurare in Coppa Uefa (eliminato dal Milan) vincerà Campionato, Coppa di Portogallo e l’ambita Scarpa d’Oro. Poche settimane dopo inizierà per lui un lungo calvario: il divorzio dalla moglie, una famosa showgirl brasiliana, lo getterà in una crisi depressiva fortissima, aggravata dalla lotta per l’affidamento dei figli e dalle ineleganti dichiarazioni della consorte. L’eroe del momento catapultò così nella polvere. Non rientrò dal Brasile, lo Sporting minacciò di rescindere il contratto, cercando nel frattempo un acquirente (invano) per un calciatore diventato improvvisamente scomodo (Espanyol e Betis cercarono di ingaggiarlo ma non erano disposte a pagarne il prezzo del cartellino). Nessuna clinica riesce a curarlo, rimane a Lisbona ma sarà una stagione da dimenticare. Svalutato, finisce a lottare per la salvezza in Premier League al Bolton: non gioca e non segna e dopo meno di sei mesi il matrimonio finisce, complice la provvidenziale offerta dell’Ancona, che lo acquista con la formula del prestito con diritto di riscatto.
Il giorno della presentazione, il 19 Gennaio 2004, è una tristezza unica: è alto quasi un metro novanta ma l’altezza non basta a mascherare una forma scadentissima (sembrava che si fosse nascosto il pallone sotto la maglietta). L’inizio è tragicomico: viene presentato in occasione di Ancona-Perugia. Prima della gara vuole salutare i tifosi e si dirige sotto la curva. Purtroppo (complice una similitudine cromatica) è quella occupata dai tifosi del Perugia e il Team Manager dell’Ancona Gianluca Petrachi ex giocatore di entrambe le squadre) è costretto a ricondurlo di fronte ai suoi veri tifosi. Ha la sfortuna di esordire contro il Milan capolista nella domenica in cui viene “silurato” Sonetti: è pesante, corre poco e come se non bastasse il suo compagno di reparto (Grabbi) si infortuna dopo appena venti minuti. Un giornalista raccontò così la sua prestazione: «Stendiamo un velo di silenzio in rispetto di quello che è stato». Dopo appena 3 presenze, il 29 Marzo la società marchigiana, disperata dalle sue prestazioni, decide di rescindere il contratto e lo rispedisce al Bolton. E’ ormai alla frutta: nel Gennaio del 2007 tenta la disperata carta del campionato di Cipro, ma è un mezzo fisco; la stagione seguente strappa un ingaggio in Australia, dove però non riesce a segnare e nell’estate del 2008 torna in Brasile. E’ il caso di dire che in Italia l’ex grande “Supermario” si mangiava i gol invece di segnarli, vista la sua pancia strabordante.
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1993-95 | Vasco da Gama | 15 | 3 |
| 1995-96 | Gremio | 13 | 10 |
| 1996-00 | Porto | 125 | 130 |
| 2000-01 | Galatasaray | 24 | 22 |
| 2001-03 | Sporting Lisbona | 49 | 53 |
| 2003-04 | Bolton Wanderers | 7 | - |
| gen. 04 | Ancona | 3 | - |
| 2004-05 | Newell's Old Boys | 3 | - |
| gen. 05 | Alavès (B) | - | - |
| gen. 06 | Goias | 4 | 1 |
| 2006-07 | Beira Mar | 12 | 3 |
| gen. 07 | Anorthosis | 7 | 3 |
| 2007-08 | Newcastle Jets | 11 | - |
| 2008-09 | Criciuma | 17 | 6 |
| gen. 09 | Ferroviario | 9 | 2 |
| 2009-10 | America | ||
| gen. 10 | Flamengo | 3 | - |
| 2010-11 | Cerno More Varna | 8 | 1 |
| nov. 10 | Rio Negro |