
Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche
La frettolosa risposta alla “grande fuga” di Hakan Sukur
Veldin Karic sbucò dal nulla per rimpiazzare nientemeno che il turco Hakan Sukur, scappato prematuramente dall’ombra della Mole Antonelliana. In effetti: poco movimento e utilità irrisoria per la manovra per la sua squadra facevano di lui un ottimo erede del turco. Non a caso, il suo fu un acquisto low-cost: poco più di 100 milioni al Marsonia e appena 50 di ingaggio per l’attaccante, che però, venendo dalla guerra, quella che ha ha dilaniato l'ex Jugoslavia, per lui suonavano come miliardi. E se chiunque avrebbe sdegnosamente rifiutato la “splendida” Golf vecchia di dieci anni che la società gli mise a disposizione per la propria mobilità, Karic credeva di viaggiare con una Cadillac nuova fiammante: bastava poco per un giovanotto che aveva passato molte sofferenze, tra cui il famigerato campo profughi che aveva duramente segnato il suo volto. Di origine bosniaca, questo musulmano dai capelli lunghi fu acquistato durante il mercato di riparazione e quindi presentato il 1 Novembre 1995 (quasi in concomitanza con la commemorazione dei defunti, che allegria). In quella tribolata stagione – che si concluse con la retrocessione in Serie B – giocò appena 5 gare segnando un solo gol in un Bari-Torino terminato 2-2, dimostrandosi anch’esso, come il suo (illustre?) predecessore, inadatto ai ritmi del calcio italiano. Una curiosità: giocò le stesse partite e segnò una sola rete, e proprio contro i “galletti”, esattamente come Hakan. Se il loro rendimento in granata fu quasi perfettamente identico, diversa fu l’esecuzione: rete di testa per il turco, rasoterra sinistro per il croato. Con il Bari vittima sbeffeggiata. Dopo la retrocessione, ancora sotto contratto, venne spedito nella vicina Svizzera, al modesto Lugano. L’estate seguente, quella del 1997, fu nuovamente impacchettato e mandato allo Stoccarda, in Germania. Nell’Agosto del 1998, ritornato dall’ennesimo prestito, fu nuovamente girato all’estero, al Varteks, nella Serie A croata. Giocò anche tre gare con la Nazionale della Croazia, ma nel 2003 fu multato e sospeso dal Varteks dopo che si rifiutò di giocare una partita di Coppa. Aveva forse preso coscienza della sua carenza di mezzi tecnici? Del resto, non è che provenisse da squadre blasonate: il suo manager, Naie Naletilic, definì il Marsonia di Slavonsky Brad, “una specie di Cremonese”. Con il Torino in Serie B, la sua presenza era divenuta ingombrante: la sua cessione definitiva liberò un posto per un extracomunitario, che però venne occupata da un’altra mezza figura, l’uruguayano Gaglianone. Per i granata è stato come passare dalla padella alla brace.
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1991-92 | Zeljieznicar | 22 | - |
| 1992-93 | Vojvodina | 12 | 2 |
| 1993-94 | Marsonia (B) | ||
| 1994-95 | Marsonia | 37 | 15 |
| nov. 95 | Torino | 5 | 1 |
| 1996-97 | FC Lugano | 16 | 5 |
| 1997-98 | Struttgard | ||
| 1998-04 | Varteks | 126 | 49 |
| 2004-05 | Dinamo Zagabria | 12 | 4 |
| 2005-07 | Inter Zapresic | 16 | 6 |
| 2007-08 | Marsonia | 7 | 2 |
| gen. 08 | Oriolik Oriovac | ||
| 2008-09 | Novalja | 7 | 1 |
| 2009-10 | Samobor |